Parte il primo maggio il progetto di ricerca europeo H2020 Trustonomy – “Building Acceptance and Trust in Autonomous Mobility” di cui Softeco sarà coordinatore.

Il progetto, il cui kick-off è previsto a Bruxelles il 7-8 maggio, vede partecipare 16 organizzazioni provenienti da tutta Europa: ITS (Polonia), IFSTTAR (Francia), Työtehoseura (Finlandia), University of Leeds (Regno Unito), Panepistimio Patron (Università di Patrasso, Grecia), CSIC (Spagna), Intrasoft (Lussemburgo), Aitek (Italia), Catalink (Cipro), Robocar (Polonia), Vodafone Innovus (Grecia), Stowarzyszenie Autoklub Poznanski Octavius (Scuola Guida Sicura di Skoda, Polonia), Solaris (Polonia), Scania (Italia), TTS Italia (Italia).

È ormai scontato che nei prossimi anni vedremo la comparsa e il consolidamento dei mezzi a guida autonoma completa sulle nostre strade: macchine che si guidano da sole, senza l’intervento di una persona al volante.

Cosa si intende per guida autonoma?

I gradi di automazione di questi veicoli sono 6, che vanno dal livello 0 – completamente dipendente dal guidatore, al livello 5 – guida totalmente autonoma senza alcun intervento umano. Fra i livelli 2 e 4 è prevista la presenza di un autista: nel livello 2 il guidatore ha ancora un ruolo attivo, a livello 3 l’autista deve essere pronto a intervenire in caso di improvvisa necessità, il livello 4 è prevalentemente autonomo e solo in determinate condizioni prevede l’intervento dell’autista (p.es. scarsa visibilità o aderenza). Cosa cambierà in questo futuro scenario automobilistico?

Il contributo di Trustonomy alla ricerca sulla guida autonoma

Trustonomy – nome derivato dall’unione fra Trust (fiducia) e Autonomy (autonomia) – mira a studiare e definire un percorso, comprendente diverse tematiche e settori inerenti la guida autonoma dei veicoli, che porti alla costruzione della fiducia e dell’accettazione sociale da parte dei cittadini verso l’utilizzo di questi ormai prossimi mezzi di trasporto.

Gli obiettivi della ricerca sono:

  • Sviluppare un quadro metodologico per la valutazione operativa dei diversi sistemi di monitoraggio dello stato dei conducenti (DSM – Driver State Monitoring): profilatura in tempo reale del grado di attenzione del guidatore (p.es. telecamere e sensoristica varia). Questi dati saranno sfruttati dal software di bordo per intervenire sull’attenzione del conducente con degli avvisi mirati e diversificati.

  • Studiare e definire metodologie per la progettazione di una interfaccia utente ad hoc. I veicoli a guida autonoma, al loro interno, non avranno più l’aspetto che hanno le automobili di adesso; il modo di interagire con il mezzo sarà diverso e occorrerà rivedere da zero come saranno gli interni di un’automobile e pensare a dei nuovi e diversi canali di comunicazione mezzo-guidatore (non solo avvisi luminosi e messaggi vocali).

  • Compilare un catalogo dei rischi che possono verificarsi in uno scenario di guida con elevato grado di automazione. Questo sarà utile nel riprogettare le polizze assicurative e nel rivedere l’aspetto normativo, ma servirà anche a studiare i processi decisionali etici e le metodologie di verifica in caso di incidenti o di ambiguità. Infatti, di chi è la colpa in caso di incidente causato da un mezzo a guida autonoma (o parzialmente autonoma)? Nella pianificazione delle traiettorie di fuga, nel caso di un incidente inevitabile, chi deve salvaguardare per primo il mezzo? Il lavoro di Risk Assessment servirà anche a migliorare il processo decisionale automatico e a stabilire modelli di previsione per calcolare le tempistiche in cui avvisare il guidatore della necessità di un intervento manuale sul mezzo.

  • Progettare un training mirato e una nuova metodologia per formare e far ottenere la certificazione agli autisti per mezzi a guida autonoma, in un panorama in cui cambierà il modo di guidare e di conseguenza la patente di guida. Verrà sviluppato un metodo per educare i guidatori nella fase transitoria di inserimento del sistema di guida automatizzato.

  • Definire un quadro di valutazione delle prestazioni di intervento dei conducenti: Trustonomy svilupperà una serie di metodi comprendenti misure delle tempistiche di intervento, nonché misure di acquisizione della qualità oggettive (es. tempo minimo di avanzamento) e soggettive (es. controllabilità percepita), sempre riferite alle performance di intervento del guidatore.

  • Misurare le performance, la fiducia e l’accettazione dei conducenti verso i sistemi di guida automatizzati, attraverso simulazioni in ambienti virtuali e prove su campo.

  • Organizzare azioni di comunicazione, linee di condotta e contributi per la definizione di standard: il progetto svilupperà una strategia di coinvolgimento degli stakeholder, stabilendo il Trustonomy Panel, inoltre distribuirà un completo programma di comunicazione inerente pilot e panel. Trustonomy contribuirà alla stesura di standard tecnici relativi ai sistemi di monitoraggio di guida e alla valutazione dell’intervento del guidatore.

Quattro casi d’uso per testare i risultati di Trustonomy sul campo

Le prove di piloting su campo saranno 4. In Francia si testerà lo use case su auto privata. In Inghilterra si sperimenterà una simulazione di guida non su strada, orientata a rilevare, mediante esercitazioni e questionari, il livello di fiducia della potenziale clientela nei confronti della guida autonoma. Polonia e Finlandia si occuperanno della parte di training e validazione sul campo di due casi d’uso particolari: veicolo merci leggero e trasporto pubblico. In Italia si testeranno le metodologie per il monitoraggio dello stato dei conducenti di flotte per il trasporto merci nell’uso quotidiano, per verificarne le funzionalità su strada.

Il consorzio che forma il progetto Trustonomy opererà con un budget finanziato dalla Commissione Europea di 3.9 milioni di euro, dei quali 0.52 relativi alle attività svolte da Softeco.

Comunicato stampa